CARSTEN NICOLAI ALL’HANGAR BICOCCA: TRA TEMPO E VISIONI

Editorial / 2010 / Berlin Published in [www.thewire.co.uk linktext:The Wire] / London Equally successful as musician and as fine artist, Carsten Nicolai approaches both media with the same conceptual precision. Regardless of whether he might work with ideas based on mathematics, science or natural phenomena, the result is frequently stunning, aesthetically and sonically.

Carsten Nicolai, conosciuto con lo pseudonimo di Alva Noto, è una delle figure artistiche mondiali, un musicista che, spaziando in divesri ambiti di espressione, ha saputo codificare la modernità in una maniera del tutto particolare e autonoma.

Ho conosciuto Alva Noto dalle collaborazioni con Ryuichi Sakamoto, il famoso compositore giapponese che si ricorda per le sorprendenti melodie suonate al pianoforte. Qui il musicista tedesco dimostra di saper costruire anche semplici strutture ritmiche dal forte impatto emozionale che ravvivano lo stile languido e talvolta lezioso del pianismo di Sakamoto. E’ davvero suggestivo il risultato dei due artisti.

In Bicocca, a Milano, proprio in questi giorni Cartsen Nicolai ha portato all’Hangar Bicocca una mega installazione audiovisiva di 50 metri. Ci si trova di fronte a una serie di forme in continua mutazione che continuano a cambiare, moltiplicandosi all’infinito. L’effetto è di restare coinvolti tra luci, forme e i suoni sperimentali che ben si trovano nell’ambiente dell’elettronica.

Siamo di fronte a una sorta di gigantesco orologio nel quale varie rappresentazioni del tempo lungo uno spazio in questi quasi 50 metri ci confrontano con una delle grandi ossessioni dell’arte, almeno dagli Anni Sessanta, ovvero come noi percepiamo e come rappresentiamo la realtà a noi stessi. Significativa anche la collocazione di “Unidisplay”, accanto ai monumentali palazzi celesti di Anselm Kiefer, collocati permanentemente all’interno dell’Hangar.

Le installazioni di Nicolai sono state ospitate nei più prestigiosi spazi culturali di tutto il mondo, ad esempio al museo Guggenheim di New York, al San Francisco Museum of Modern Art, nella sede di Tokyo della Nippon Telegraph and Telephone, alla galleria d’arte Tate Modern di Londra e alla Biennale di Venezia.

Oggi a Milano fino al 6 gennaio.