LE TASSE ROTTAMANO L’AUTO: E’ ORA DI PENSARE ALLA CRESCITA

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Crolla anche a novembre il mercato dell’auto, -20% di immatricolazioni grazie al quale un settore che vale (sarebbe il caso di dire “valeva”) il 12% del Pil nazionale si piega sotto il peso sì della crisi economica generale, ma anche di una devastante politica delle tasse. C’è qualcosa ai limiti del masochismo nell’operazione di demolizione sistematica di un comparto che per decenni è stato la gallina dalle uova d’oro per le casse dell’Erario e che, per motivi ideologici, polemici e di bassa cucina politica, fa comodo a troppi identificare con la sola Fiat e con le battaglie di retroguardia delle tute blu della Fiom-Cgil.

Sono 50mila i dipendenti dell’auto, a fronte di un settore che dà lavoro complessivamente a un milione 200mila persone e partecipa alle entrate fiscali nazionali per il 17%. Se gli operai Fiat vanno in cassa integrazione, nelle piccole aziende della componentistica, dei servizi, dell’assistenza, dei concessionari (in maggioranza di case straniere) si parla di licenziamenti.

Il presidente di Federauto chiama questo governo “il papà  dei disincentivi dell’auto” e non finisce mai di stupirsi della gragnuola di tasse che in quest’ultimo anno sono piovute sul settore delle quattro ruote. L’ultima, l’annuncio dell’aumento dell’Iva da luglio prossimo, che peserà mediamente per 220 euro su ogni vettura, tenendo i clienti a distanza dai saloni di vendita anche nel 2013. Ma l’Iva è soltanto l’ultima goccia, prima c’erano stati: gli aumenti dei prezzi ma anche delle accise sui carburanti (spesa +15% e prelievo fiscale +6,8%), la crescita dell’imposta sulle assicurazioni con i premi Rc auto che hanno raggiunto livelli insostenibili (chi controlla?), di quella provinciale di trascrizione (Ipt). E poi la totale distruzione del mercato delle supercar (Ferrari e Maserati, ma anche Porsche e Bmw), grazie al superbollo ma anche e soprattutto alla “caccia grossa” messa in piedi dall’Erario.

Bell’affare: nei primi quattro mesi del 2012 lo Stato ha perso 900 milioni di mancato introito Iva a causa del crollo del mercato e alla fine dell’anno il conto sarà di circa 2 miliardi e mezzo. E di questo passo la crisi del settore è destinata a lasciare sul campo, nel 2013, 200mila posti di lavoro. Nell’indifferenza di questo governo.

E’ necessario quindi riflettere su nuove iniziative, volte alla crescita e alla ripresa dei consumi e non solo all’aumento della pressione fiscale. Per questo insisto affinchè vengano adottati provvedimenti come avviene in Germania e in Spagna, dove la deducibilità è illimitata, la quota ammortizzabile è del 100%, il costo ammortizzabile è del 100% e l’Iva è interamente detraibile.

E’ quindi fondamentale salvaguardare i settori di eccellenza del made in Italy, riconosciuti con grande ammirazione ovunque nel mondo, attualmente a rischio nel nostro Paese. Per questo bisogna agire rapidamente.