LUDOPATIA: QUANDO IL GIOCO DIVENTA UNA DROGA

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Si tratta di una vera e propria forma di dipendenza e come tale va affrontata e gestita: parlo della cosiddetta ludopatia, che persolnalmente preferisco chiamare dipendenza da gioco d’azzardo, considerandola una patologia alla stregua dell’alcolismo o dell’abuso di droghe.

La regione Lombardia è uno dei territori italiani maggiormente colpiti da questa piaga moderna, lo confermano i dati: nel 2011 più di mille persone si sono rivolte ai servizi delle dipendenze delle Asl lombarde, il numero più alto in tutta Italia, un dato che fa pensare se consideriamo che chi chiede aiuto è la punta dell’iceberg ed è già sulla buona strada per il recupero.

Le sale da gioco, le cosiddette sale slot, si moltiplicano, il loro numero è cresciuto, solo in Lombardia del 40 per cento all’anno, a partire dal 2010. E sempre la Lombardia detiene un altro triste primato, quello della maggiore spesa assoluta per il gioco: nel 2011 ben 14 milioni di euro sono usciti dalle tasche dei cittadini lombardi per finire nelle slot machine o nel gioco d’azzardo. La provincia di Pavia detiene il record nazionale di spesa pro-capite dedicata al gioco, con 2125 euro all’anno per cittadino (neonati compresi).

E’ un fenomeno che chi è impegnato ad amministrare le istituzioni pubbliche non può ignorare, anzi deve continuamente monitorare, considerando anche i risvolti sociali e criminali che questo sistema può generare: mi riferisco al disagio sociale e personale di chi, malato di gioco, si indebita e manda in rovina intere famiglie, ma anche a tutto quello sciacallaggio che può ruotare intorno a queste situazioni, penso agli usurai, ai truffatori che promettono soldi facili.

C’è sempre stata l’ombra delle organizzazioni criminali sulla gestione di questo sistema del gioco d’azzardo e questo rende ancora più urgente un costante impegno da parte delle istituzioni. Il gioco d’azzardo è un settore che genera occupazione e un volume d’affari considerevole, circa 90 miliardi di euro l’anno. Si stimano circa 6.500 imprese operanti nel settore e più di 120.000 lavoratori occupati. Un passo importante è stato fatto nel 2003/2004 con una legge ad hoc che permise di regolamentare le oltre 800.000 “macchinette”/slot abusive, sotto il controllo della criminalità organizzata.

Occorre quindi intervenire e migliorare la normativa vigente. Imporre il divieto del gioco come qualcuno propone, permetterebbe alla criminalità organizzata di tornare a farla da padrona, come negli anni prima dell’entrata in vigore della legge.

Credo serva invece un forte intervento di prevenzione e una formazione specifica degli esercenti che offrono ai propri clienti la possibilità di giocare, in modo da segnalare tempestivamente alle Asl situazioni di gioco compulsivo. Ancora meglio sarebbe la possibilità di consentire l’accesso al gioco delle slot attraverso l’uso della CRS, la carta regionale dei servizi, che inserita nella macchinetta (come avviene per i distributori automatici delle sigarette) potrebbe vietare il gioco ai minori e a coloro che segnalati dalle Asl risultano essere soggetti a rischio dipendenza.

Forse è proprio la difficile situazione economica di questi anni una delle cause dell’accrescere dei casi di dipendenze dal gioco d’azzardo: persone deboli che in cerca di fortuna improvvisa, giocano continuamente, ad ogni costo.