Necessarie nuove regole per l’Agenzia dell’Entrate e Equitalia

Riscossione in pendenza di giudizio

Supponiamo che a un contribuente venga notificato un avviso di accertamento per, ad esempio, 100.000 euro di maggiore imposta accertata, 10.000 euro a titolo di interesse e 100.000 euro a titolo di sanzioni (in genere dal 100 al 200% della maggiore imposta accertata).

Il contribuente può, nel termine di 60 giorni (art.21 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, ossia il decreto sul processo tributario), impugnare l’atto proponendo ricorso dinanzi alla competente Commissione tributaria provinciale.

L’impugnazione NON sospende la riscossione in pendenza di giudizio. Ciò significa che se anche l’atto fosse manifestamente errato il ricorso non impedirebbe all’Agenzia delle Entrate di riscuotere parte della pretesa.

La vera ingiustizia è insita nella mancata previsione di sospensione dell’efficacia esecutiva dell’accertamento da parte del ricorso. In altre parole: il ricorso avverso un avviso di accertamento dovrebbe sospenderne l’efficacia, almeno fino a quando il giudice non si è pronunciato sull’istanza di sospensione. Ma così non è. In questo modo si rischia di far pagare al contribuente a fronte di un atto di parte (ossia l’Amministrazione finanziaria) su cui ancora non si è pronunciata una terza parte, ossia il giudice. Paradossalmente sarebbe come attribuire efficacia diretta all’ingiunzione di pagamento nel diritto civile senza l’avallo del giudice.

Equitalia – altra ingiustizia

L’attività di Equitalia che riscuote le imposte sulla base delle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate non è gratuita, anzi: la riscossione costa il 9% dell’importo riscosso, che è il così detto aggio di riscossione. Qui c’è per inciso un altro paradosso: Equitalia si limita ad inviare una raccomandata al contribuente indicando l’importo da pagare, tanto che debba riscuotere 50 euro quanto per la riscossione di svariati milioni, e se deve riscuotere imposte per 10.000.000 di euro ha un compenso pari a 900.000 euro!

Alcuni autori sostengono che sia un’ulteriore sanzione impropria a carico del contribuente.

Ma torniamo all’ingiustizia: il costo di Equitalia grava a metà sull’Agenzia delle Entrate (quindi su tutti i cittadini) se il contribuente paga la cartella esattoriale entro il termine di 60 giorni.

Se paga oltre questo termine, ad esempio perché vuole attendere il pronunciamento del giudice almeno sulla riscossione, tutto il 9% dell’aggio è a carico del contribuente.

Nell’esempio precedente di una cartella di pagamento di 10.000.000 di euro il contribuente è quasi costretto a pagare senza attendere il pronunciamento del giudice poiché, nel caso il giudice negasse la sospensione, pagherebbe 900.000 euro anziché 450.000 euro per i compensi di riscossione (ossia l’aggio) a Equitalia.

Possibili soluzioni

Il ricorso deve sospendere l’efficacia esecutiva dell’accertamento, almeno fino alla pronuncia del giudice sull’istanza di sospensione. Oppure è sospesa l’esecuzione fino alla pronuncia del giudice: può essere notificata la cartella ma i termini per il pagamento (e quindi per considerare l’aggio a totale carico del contribuente) sono sospesi sino alla pronuncia del giudice sulla sospensione.