SIRIA: CONFLITTO SENZA FINE, CAMPI PROFUGHI, FAME, MIGLIAIA DI MORTI


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Una foto sconvolgente, che sembra scattata nell’immediato dopoguerra di un conflitto mondiale, ma che invece è realtà di oggi a poche migliaia di chilometri da noi. Si tratta di profughi in coda per ricevere una scorta di cibo nel campo palestinese di Yarmouk, vicino a Damasco, in uno scatto del 31 gennaio 2014. Si sta cercando di fornire cibo e medicine alle migliaia di civili intrappolati nel campo, dove più di 100 persone sono morte dalla metà del 2013 a oggi a causa della fame, scarse condizioni di vita, malattie e mancanza di aiuti medici.

Da due anni in Siria divampa una guerra civile senza quartiere: nato come movimento di rivolta insieme alle altre “primavere Arabe”, il fronte dei ribelli chiede e combatte per la deposizione del locale dittatore, Bashar Al-Assad, che è succeduto al padre e governa la Siria ininterrottamente dal 2000 (e la famiglia Al-Assad, complessivamente, governa a Damasco dal 1971). A differenza di altri movimenti di rivolta recenti, la guerra non è terminata con una rapida deposizione del dittatore, ma si protrae ininterrottamente dal 2011 e ormai ha lasciato oltre 100mila morti fra insorti, esercito siriano e forze leali al dittatore e, soprattutto, civili, senza parlare dei cinque milioni di profughi interni ed esterni e degli ingenti danni al patrimonio culturale e archeologico di una delle culle della civiltà umana.

Gli schieramenti a livello internazionale sono ben definiti: a supporto dei ribelli siriani ci sono tutti i paesi occidentali Stati Uniti e partner europei come Francia e Gran Bretagna, nonché alleati mediorientali come l’Arabia Saudita e la Giordania, Israele e la Turchia. C’è da dire che non è così facile definire la ribellione siriana come un corpo omogeneo di forze: ai ribelli autoctoni si sono affiancate da tempo forze mussulmane estremiste riconducibili ad Al-Qaeda, o a quello che ne resta. A sostegno di Bashar Al Assad si schiera senza mezzi termini uno dei principali avversari dell’America, l’Iran, repubblica islamica sciita, data la fede islamica sciita di Bashar Al Assad; i gruppi terroristici di Hezbollah, molto potenti in Medio Oriente; e una serie di Paesi che appoggiano indirettamente la Siria, più che altro in chiave anti-americana: la Russia, la Cina e il Venezuela su tutti.

E’ chiaro quindi come l’attenzione internazionale resti accesa in questa parte del mondo, da cui purtroppo provengono notizie e fotografie come questa. L’Unione europea ha da poco deciso di finanziare un programma di distruzione delle armi chimiche siriane per scongiurare effetti ancora più catastrofici di un conflitto che purtroppo è ancora lontano dal volgere alla fine.

Tutti siamo impegnati per realizzare un mondo migliore.