TANGO ARGENTINO: un pensamiento triste que hasta se puede bailar

Argentina-March 2008 Buenos Aires City La Boca District Tango Dance
Argentina-March 2008
Buenos Aires City
La Boca District
Tango Dance

Il tango nacque sulle sponde del Rio della Plata, tra Montevideo e Buenos Aires, ma è proprio nella periferia della città argentina che ha avuto le condizioni ideali per svilupparsi, quasi come un gioco tra uomini (non ci si deve stupire infatti vedere nelle rappresentazioni di tango due uomini ballare tra loro), in una realtà suburbana di miseria, immigrazione e coraggio.

Il tango, al suo stadio ancora embrionale, sembrava essere l’unico modo per ritrovare una propria dimensione in grado di far superare il fallimento inflitto dalle condizioni della vita reale. Coloro che per primi mossero i primi passi del tango erano immigrati e nativi provenienti dall’interno del Paese, marinai, soldati e disoccupati, i portavoce di un disagio sociale, in un momento in cui l’Argentina (e non solo) attraversava gravi crisi economiche.

Nasce nei luoghi esclusi dalla vita sociale del resto della città, chiamati “Orilla” quei territori in cui una parte della popolazione viveva organizzata con una propria gerarchia sociale, una propria aristocrazia, un abbigliamento alla moda, un ballo, una musica e un modo di esprimersi particolare. Nelle Orilla un ruolo fondamentale fu svolto dal bordello, fulcro di tutte le attività e luogo di ritrovo, il quale aveva una funzione polarizzatrice ed era un’istituzione caratteristica intorno alla quale gravitavano madame, prostitute (le prime donne a ballare il tango) e ruffiani.

E’ qui che il tango ha avuto modo di gettare le sue basi e affinarsi per intraprendere quel percorso evolutivo che lo ha portato poi a essere quello che è oggi.

Il tango divenne la voce di questa popolazione emarginata, un ballo che si differenziava per caratteristiche ancora oggi essenziali e innovatrici come l’abbraccio, l’improvvisazione e una gran varietà di figure.

Col passare del tempo il tango non si ballava più solamente nel bordello ma si iniziava a ballare anche nelle sale pubbliche, nei cortili dei grandi edifici poveri, conquistava anche le classi sociali più elevate grazie ai giovani dell’alta borghesia che lo trasferirono fino nella lontana Europa facendolo entrare come una nuova moda. Il fenomeno del tango arrivò a coinvolgere tutti trascendendone il tempo e lo spazio affermandolo oggi in maniera universale.

Ed è sempre quando si accentuano le crisi economiche, come quella degli anni trenta che sconvolse il mondo, che il tango continua a crescere e a vivere di una vita propria, trasmesso nelle radio, ballato nei caffè e nei cabaret.

Il tango quindi è un passato che ritorna e rifiorisce, anche oggi, ogni qualvolta le condizioni economiche e politiche lo permettano. Questo spiega come il linguaggio del corpo e il linguaggio della musica siano universali: non hanno bisogno di alcuna parola per essere compresi e amati da tutti i popoli, in ogni momento.

Oggi in Italia e soprattutto a Milano si contano moltissime milonghe dove poter ballare e imparare. Grazie a Luis e Claudia, i miei insegnanti argentini, ho scoperto questa dimensione davvero indescrivibile del ballo.

Il tango è un pensiero triste espresso in forma di danza. Ma il tango non è solo un pensiero… è un’emozione, una sensazione, un enigma. E’ una danza, non solo del momento, ma della potenzialità del momento… per questo, appena mi è possibile nel poco tempo libero, mi isolo in questa dimensione semplice, emozionante, positiva.