VOGLIAMO LIBERARE IL LAVORO E TUTELARE I LAVORATORI

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Nel 2013 il 70,4% delle assunzioni è avvenuto con contratto di lavoro a termine.
Di fronte ad un contesto economico che permane di crisi, le imprese chiedono flessibilità per potersi continuamente adattare alle mutevoli condizioni della domanda dei loro prodotti/servizi.

Le mie proposte per una riforma nazionale del mercato del lavoro partono dalla consapevolezza che non è possibile creare il lavoro per legge (altrimenti avremmo già risolto il problema della disoccupazione per legge).
Le imprese in questo particolare momento non devono essere soverchiate da un approccio impositivo e sanzionatorio, ma devono, al contrario, poter essere messe nella condizione di poter assumere liberamente.

Allo stesso tempo occorre bilanciare questa esigenza delle imprese con l’effettiva tutela dei lavoratori attraverso un sistema di politiche attive che sostenga le transizioni da un contratto di lavoro ad altro, in modo che esse avvengano nel minor tempo possibile e con un costante aggiornamento delle competenze professionali.

Dote Unica Lavoro è un esempio unico in Italia per le politiche del lavoro, è concreta, non parte da un approccio ideologico, guarda alla realtà dove il 70% dei rapporti costituiti nel 2013 sono stati a tempo determinato. Inoltre Dote Unica Lavoro, ponendo agli operatori ed alle imprese una premialità legata alla durata del contratto di lavoro, si pone il duplice obiettivo di aumentare la durata dei contratti a termine e di garantire la maggiore continuità lavorativa, perchè incentiva la reiterazione e le proroghe dei contratti a termine.

Dote Unica Lavoro già attuata in Regione Lombardia si pone così all’avanguardia al punto che anche Pietro Ichino promuove la dote unica lavoro quando descrive il suo contratto di ricollocazione, che non esiste nell’ordinamento giuridico.

Il lavoro oggi ha bisogno di essere liberato, per consentire alle aziende di assumere.

Sono convinto che sia necessario liberalizzare il contratto a termine, rendendo acausale (cioè senza obbligo per il datore di lavoro di motivare le ragioni delle assunzioni), reiterabile e prorogabile liberamente fino alla durata massima complessiva di 36 mesi tra la stessa impresa e lo stesso lavoratore.

Ogni intervento legislativo che non guarda alla realtà produce danni ai lavoratori. La legge Fornero, impedendo l’utilizzo dei contratti flessibili e delle partite IVA, non ha aumentato l’occupazione a tempo indeterminato, ha solo aumentato il numero dei disoccupati!
Perché Fornero non ha valutato la realtà e gli effetti della sua legge, ha solo voluto imporre un principio ideologico, di cui oggi ne pagano le conseguenze decine di migliaia di giovani che non hanno visto confermati i contratti a progetto e di collaborazione professionale.

Purtroppo, oggi si corre il rischio di assistere allo stesso dibattito che ha accompagnato la riforma Fornero. Si ri-parla della centralità del contratto a tempo indeterminato con tutele crescenti, che rappresenterebbe solo nominalmente una forma stabile di lavoro, mentre sarebbe meno tutelante per il lavoratore dell’attuale contratto a termine. Per questo la mia proposta di liberalizzare il contratto a termine, affiancato ad un robusto sistema di politiche attive, è meno ipocrita e più realistica, perchè lascia le imprese libere di assumere e prevede una tutela attiva dei lavoratori.

Altra mia grande vittoria è stata la legge sui contratti di solidarietà ed accordi di solidarietà approvata all’unanimità dal consiglio regionale lombardo, dove il ruolo di Forza Italia è stato fondamentale per introdurre una via lombarda alla contrattazione di prossimità per la solidarietà tra i lavoratori, che potrà aiutare effettivamente il mantenimento dell’occupazione nelle aziende in crisi, mentre i contratti di solidarietà disciplinati dallo Stato sono rigidi e non vengono utilizzati dalle aziende.

E’ importante promuovere per l’occasione di Expo 2015 accordi di prossimità regionale per sfruttare ogni possibile occasione di lavoro che sarà creata dall’esposizione universale, oltre a presentare velocemente un Piano Operativo Regionale, in ogni regione, per la nuova programmazione comunitaria 2014-2020.

Seguendo questa strada si potrà liberare il lavoro e nello stesso tempo tutelare i lavoratori.